Un’azienda famigliare cresciuta al fianco degli agricoltori della Sabina romana e rietina, favorita da un ricambio generazionale armonioso. Ne parliamo con il titolare Vincenzo Moretti.
La vostra è un’impresa famigliare che ha fondato lei, com’è iniziato tutto?
L’abbiamo fondata mia moglie Emma e io nel 1979. Prima avevamo un negozietto di ricambi a Castel Chiodato, poi abbiamo pensato di costruire una nuova sede più ampia, a Palombara Sabina, su un terreno agricolo di famiglia. In seguito è nata anche l’altra sede in provincia di Rieti. La nostra storia è strettamente intrecciata con quella di questo territorio e alle varie fasi che hanno attraversato i nostri agricoltori.
Ci sono stati molti cambiamenti significativi nell’agricoltura locale?
Negli anni Ottanta qui l’agricoltura era ancora basata su modelli tradizionali: uliveti, cereali e allevamento, ma a partire dal decennio successivo sono iniziate alcune forme di specializzazione culturale, in parte favorite dalle politiche agricole comunitarie. In quel periodo ha preso piede la frutticoltura, soprattutto la coltivazione di pesche, albicocche e ciliegie, pur concentrandosi su piccoli produzioni non industriali. Inoltre si è diffusa una nuova viticoltura, sono nate piccole cantine locali e si è passati dallo sfuso a etichette in bottiglia, con un approccio rinnovato al vino come prodotto tipico, da valorizzare parallelamente ad altre eccellenze locali.
Dunque questo andamento ha favorito il vostro sviluppo nel tempo?
Certamente, ma lo scenario negli ultimi anni è cambiato ulteriormente. La viticoltura, pur con dei periodi di stagnazione, ha tenuto puntando sulla qualità più che sulla quantità. Oggi viticoltori attenti ai vitigni autoctoni e alla sostenibilità sanno innescare un crescente interesse degli enoturisti.
Per quanto riguarda la frutta, invece, la produzione è diminuita, per una concomitanza di fattori, tra cui la concorrenza estera e il cambiamento climatico. Resiste chi fa qualità, soprattutto per i mercati locali. Noi abbiamo cavalcato questi cambiamenti, innanzitutto puntando molto sulla olivocoltura, un settore tradizionale del territorio, che è tornato ad essere un perno importante dell’economia locale. L’olio extravergine di oliva Sabina ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta nel 1996: è stato il primo olio italiano a ricevere questo riconoscimento.
Per quanto riguarda l’olivocoltura servite anche altre aree e quali attrezzature offrite?
Siamo diventati un punto di riferimento in tutto il Centro Italia, in particolare Lazio, Umbria e Toscana, e lavoriamo anche con i produttori del Sud. È diventato il nostro core business. Nel settore siamo fornitori di utensili di diverso tipo: oltre macchinari per la potatura e la raccolta, offriamo anche fresatrici, trinciatrici e interrasassi per la lavorazione del terreno, trattori e rimorchi per trasporto e movimentazione, atomizzatori e pompe per i trattamenti. Abbiamo scelto di collaborare con una rosa di fornitori qualificata. In generale lavoriamo soprattutto con Kubota, Goldoni, Bosco, Facma, Celli, Cosmo, Marinelli, Pellenc, Campagnola, Zanon, Husqvarna, Oleo Mac, Honda. Abbiamo rapporti con case costruttrici che durano da 40 anni.
Servite solo imprese agricole o avete segmenti di clientela diversi?
Ci rivolgiamo anche ai privati per quanto riguarda il giardinaggio, la cura del verde e anche la ferramenta. In ogni caso verso tutte le tipologie di clientela prestiamo attenzione a mantenere alto il nostro punto di forza principale, ossia l’assistenza. L’officina lavora bene ed è una leva importante di fidelizzazione e quindi per la vendita.
Quali sono gli altri vostri punti di forza?
Un’impresa di famiglia funziona quando funziona la famiglia e in questo senso i genitori ad un certo punto devono farsi un po’ da parte per favorire il ricambio generazionale. Ora mia moglie e io siamo in pensione, siamo sempre presenti di supporto, ma lasciamo fare ai nostri figli, che collaborano bene insieme. In particolare Gilda cura l’amministrazione e le vendite e suo marito gestisce il negozio in provincia di Rieti. Mio figlio Mario, invece, cura l’officina.
In genere in questo settore si lamenta difficoltà a reperire personale, questa problematica riguarda anche voi?
Direi di no, per il momento siamo ben organizzati, proprio perché il ménage familiare risponde bene alle esigenze dell’azienda e abbiamo collaboratori validi. Il nostro è un lavoro soggetto a stagionalità, in primavera e in autunno si lavora di più e magari si va un po’ in affanno, ma tutti insieme reggiamo e poi procediamo più tranquilli nei momenti più calmi.
In generale qual è la sfida più grande che vi trovate ad affrontare?
I prodotti a basso costo, proposti online, tendono a far dimenticare che la qualità si paga. Sicuramente diventa necessario trovare il modo di trasmettere al cliente anche il valore dell’assistenza che offriamo. Dunque la comunicazione, soprattutto sui canali social, si sta rivelando decisiva e i miei figli sono molto orientati in questo senso. Sicuramente procederemo in questa direzione.
Gabriela Tirino











