La capacità di essere al fianco delle aziende con servizi sempre più specifici è il filo che lega il dealer a un mercato che evolve velocemente e in modo sempre più imprevedibile. Ne è convinto Giovanni Pescina, responsabile commerciale di Zoomac
Zoomac ha fatto della specializzazione la sua cifra distintiva. È questo, secondo lei, il segreto della competitività?
Fin dalla nascita, Zoomac ha seguito principalmente aziende che presidiano la filiera completa della produzione casearia: dalla lavorazione dei campi, alla trasformazione del latte, fino alla produzione di mozzarella. Abbiamo puntato sulla specializzazione per distinguerci dai competitors della zona di Caserta e perché non abbiamo la pretesa di seguire tutte le possibili esigenze di meccanizzazione: sarebbe molto difficile poi offrire un servizio di qualità ai clienti.
Che rapporto instaurate con loro?
Direi a 360 gradi. Offriamo un supporto completo che inizia con la consulenza sull’acquisto e sulla gestione dei cicli di lavorazione e prosegue fino all’implementazione di sistemi ad alto tasso tecnologico, in grado di apportare benefici reali alle aziende.
Come ci riuscite?
Puntando sulla formazione del personale. Il nostro staff (vedi carta d’identità, n.d.r.) segue costantemente i programmi di aggiornamento proposti dai nostri marchi principali: Claas per l’agricoltura e Delaval per gli impianti e robot di mungitura. Nessun aspetto è trascurato: dalla vendita, all’assistenza, dalla ricambistica ai finanziamenti.
Tra i servizi che offrite ai clienti c’è anche la consulenza agronomica e produzioni animali.
Esatto. Ci avvaliamo della collaborazione di un’agronoma che segue i clienti nell’implementazione e nell’utilizzo di software e nella gestione dei dati relativi sia alle stalle – controllo delle sale di mungitura convenzionali e robotizzati , dei sistemi di alimentazione automatici e di allattamento dei vitelli – sia alle attività agricole. L’obiettivo è quello di accompagnare i clienti lungo tutto il loro percorso di digitalizzazione.
A questo proposito, a che punto siamo?
Quando abbiamo iniziato a proporlo, nel 1995, il tema dell’informatizzazione sembrava avveniristico. Non è stato facile dimostrare quanto la gestione dei dati, sia in campo che in stalla, sia fondamentale ai fini economici e finanziari, così come lo è la programmazione a medio periodo. Ma piano piano, le aziende sono arrivate: prima quelle grandi e ora anche quelle più piccole, che hanno la necessità di compensare l’aumento dei costi di gestione con un’ottimizzazione della produzione.
Quindi, dal suo punto di vista, le aziende sono pronte alla tecnologia 4.0?
Diciamo che il settore la recepisce al 60%. Permane un 40% che investe in questa direzione solo per usufruire dei contributi, ma io sono convinto che sia solo questione di tempo: il 4.0 è fortemente strategico per lo sviluppo di agricoltura e allevamento.
La strada è tracciata insomma…
La nuova PAC delinea precisamente i confini di come dovranno essere le aziende del futuro e lo spazio per l’improvvisazione è davvero poco. La sostenibilità dei piani di concimazione, delle semine, l’ottimizzazione dell’acqua e delle risorse energetiche sono elementi a cui, sempre più, si legherà il futuro delle aziende agricole e zootecniche. La digitalizzazione sarà necessaria e tutti dovranno arrivarci: chi parte prima sarà ovviamente avvantaggiato.
Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di Giugno Luglio 2021 di Rivenditore Agricolo – Agriparts











