In pieno lockdown la società di Caldiero (VR) non si è mai fermata e, grazie a un sistema di produzione all’avanguardia, è riuscita a supportare i suoi rivenditori, reagendo rapidamente al cambio di rotta del mercato
Parlare con Maria Grazia Signorini, CFO di Berti Macchine Agricole, regala un’iniezione di positività. Dalle sue parole a commento dei mesi passati infatti, i più complessi che le nostre aziende abbiano dovuto affrontare in era recente, emergono sicuramente le criticità affrontate, ma traspare anche la consapevolezza di come la società sia riuscita a gestire in modo proattivo una situazione complessa, imprevista e imprevedibile.
Merito dell’impegno e dello spirito di squadra mostrati da tutti i dipendenti di ogni ordine e grado, dal management agli operai, della solidità aziendale che si è rivelata fondamentale per garantire la continuità operativa e dalla grande flessibilità di un assetto produttivo che è il risultato degli ingenti investimenti compiuti in modo sistematico dall’azienda nel corso degli ultimi anni (e che non hanno ancora visto la parola fine).
Non ci siamo mai fermati
“Noi non ci siamo mai fermati: siamo rimasti chiusi solo cinque giorni all’inizio del lockdown e poi abbiamo lavorato in deroga” spiega Signorini. “I primi tempi sono stati molto duri: la paura di tutti era palpabile e la proprietà, in questa fase, è stata molto attenta alla messa in sicurezza di tutto il personale rimasto attivo in azienda, adottando, anche prima che fossero rese obbligatori dai DCPM, tutte le misure necessarie in termini di distanziamento, utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e sanificazioni degli ambienti.
Il confronto con i ragazzi operativi in produzione è stato costante e sistematico: non tutti se la sono sentiti di tornare subito in azienda ed abbiamo ascoltato le esigenze di ognuno: durante l’emergenza la gestione della componente psicologica si è rivelata determinante.”
Restare operativi era necessario per rispondere alle esigenze di un comparto, quello agricolo che, non poteva certo arrestarsi. “I clienti, i nostri rivenditori, chiamavano e noi abbiamo sempre risposto” continua Signorini “il nostro assetto, ci ha, di fatto, permesso di modificare in corsa logiche e modalità produttive, consentendoci di rispondere in tempi rapidi alle esigenze del mercato e di cogliere quindi occasioni di business in un modo che, prima della svolta verso l’industria 4.0 (vedi box), non saremmo mai stati in grado di gestire”.
L’assetto 4.0 di Berti Macchine Agricole
Il processo di ampliamento e riorganizzazione della produzione in Berti ha avuto una sua pietra miliare nel maggio del 2019, quando è stato inaugurato il nuovo capannone, situato di fronte alla sede “storica” che, con i suoi 9.300 mq di superficie coperta, ha portato di fatto a un raddoppio dello spazio disponibile. L’ampliamento è stato accompagnato da una completa riorganizzazione dei reparti e dei processi.
In particolare Berti ha implementato un nuovo impianto di verniciatura, automatizzato la linea di imballo, attivato un magazzino automatico per la gestione tanto delle materie prime e dei semilavorati, quanto dei prodotti finiti, integrando il controllo di tutte tecnologie nel software di gestione aziendale.
“Il progetto 4.0 è irreversibile e sta influenzando tutte le scelte aziendali, in termini sia di investimenti futuri sia di procedure interne” specifica Signorini.
Di certo è stato di grande aiuto per l’azienda in questi mesi di emergenza, a livello di organizzazione e di produttività.
“Non è stato necessario ripensare il layout e i flussi in produzione perché, grazie all’automazione spinta dei processi, il “distanziamento” per noi era già una realtà anche prima della fase 1: ogni lavoratore attivo in linea gestisce infatti in modo autonomo una parte del processo, interagendo con le macchine e con il sistema”. Inoltre le logiche 4.0 hanno abilitato l’azienda a un nuovo modo di lavorare.
Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di Giugno / Luglio 2020 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











