Massimo Colmuto, di Colmuto TM, è un dealer di seconda generazione, cresciuto con i trattori nel cuore, l’imperativo della cura del cliente e lo sguardo aperto all’innovazione
La vostra è una realtà storica del settore, com’è nata?
Mio padre Vanni fondò questa azienda nel 1980, la sede allora era nel portico della nostra cascina, a Priocca. Inizialmente si dedicava a piccole riparazioni e vendeva per lo più piccole attrezzature per il vigneto, articoli per la cantina e poi anche trattori.
Quindi la florida viticultura in cui siete immersi ha favorito gli esordi?
Decisamente. È la zona delle Langhe e del Roero, dove nascono grandi vini piemontesi, tra cui i rinomati Barolo e Barbaresco: qui i terreni sono sconnessi e in pendenza. Mio padre era un agricoltore, conosceva bene le difficoltà di lavoro in tali condizioni e quindi decise di proporre sul mercato locale i primi trattori isodiametrici, che all’epoca erano una novità rilevante: macchine con quattro ruote dello stesso diametro capaci di garantire manovrabilità e stabilità anche in spazi ristretti, come appunto i vigneti, ma anche noccioleti e frutteti.
La vostra pluridecennale collaborazione con Antonio Carraro vi ha accompagnato fin dalle origini praticamente
Con Antonio Carraro è nata da subito una bella intesa, continuata a Castagnito, nella nuova sede attuale, in cui ci siamo trasferiti negli anni Novanta, con oltre 3.000 mq tra esposizione e officina. Un connubio che continua tuttora con successo, infatti siamo concessionari esclusivi per gran parte della provincia di Cuneo, con all’attivo migliaia di trattori venduti, una media di circa 160 macchine l’anno.
Quali sono i modelli più richiesti sul territorio?
Gli agricoltori che serviamo prediligono modelli con potenze medio alte, dotati di cabina pressurizzata, fondamentale per i trattamenti fitosanitari. I modelli più venduti sono il TRX e il TGF adatti alle colture a filare stretto e su terreni ripidi. Tuttavia, negli ultimi anni, con l’agricoltura 4.0 sono aumentate le richieste di modelli più sofisticati come il Tony e il TR 7600 Infinity.
L’agricoltura 4.0 ha avuto effetti positivi per voi?
Senz’altro ha dato una mano, in ogni caso in aree collinari e vitivinicole come la nostra, per fortuna si lavora bene a prescindere. Devo dire che non abbiamo percepito molto certe antipatiche dinamiche collaterali, legate al credito d’imposta, come per esempio l’usato in ottime condizioni che torna in concessionaria. Gestiamo l’usato senza grossi problemi, anche perché il valore del nuovo è cresciuto molto in virtù degli aggiornamenti legati alle norme anti-emissioni. Quindi, tutto sommato, riusciamo a soddisfare diversi segmenti di clientela, anche perché curiamo in modo maniacale anche la gestione dell’usato, con una persona in officina dedicata al ricondizionamento esterno e delle parti meccaniche, che ne facilità la vendita.
Avete nettamente puntato sulla specializzazione per gli isodiametrici, questa linea è rimasta invariata fino ad oggi?
Mio padre ha sempre detto: “Piuttosto che fare male molte cose, abbiamo preferito farne una sola, ma molto bene”. Ho abbracciato con convinzione questa impostazione e i trattori isodiametrici di Antonio Carraro sono tuttora il nostro core business e lo resteranno. Del resto c’è da considerare che a livello organizzativo, la gestione di una macchina richiede attenzione focalizzata. Intendo dire che non c’è solo la vendita da gestire, ma anche il post vendita, l’assistenza, la meccanica, la ricambistica. Sono tutti aspetti che richiedono specializzazione: non ci si può presentare al cliente impreparati. Noi abbiamo scelto di fornire un certo tipo di servizio, ponendoci come un punto di riferimento in merito ai trattori isodiametrici. Proponiamo anche qualche attrezzo, ma si tratta per lo più di complementi del trattore, come fresatrici, trinciasermenti, cippatrici. D’altra parte, in questa zona, come dicevo, le colture principali sono vite e nocciolo, quindi i trattori da pieno campo hanno poco mercato.
Quindi il passaggio generazionale è stato nel segno della continuità di questa scelta
Dal punto di vista della specializzazione si, senz’altro, ma non solo. Io ho preso il timone una ventina di anni fa ed è stato un processo naturale: desideravo fare questo lavoro da quando avevo 8 anni e ho avuto la fortuna di impararlo fin da giovanissimo con mio padre, che ancora adesso è un punto di riferimento importante. Il suo insegnamento più grande è stato quello della cura professionale del cliente, il che significa anche essere aperti all’innovazione.
Puntate molto sull’assistenza, in che modo la rendete innovativa?
L’innovazione più significativa è legata alla tradizione in realtà: manteniamo buone abitudini relazionali con i clienti, ci siamo sempre, come agli inizi. Chi si rivolge a noi deve sentire di potersi fidare pienamente, soprattutto in caso di guasto in campo. Con noi trovano un’assistenza rapida e in loco, solo in caso di necessità portiamo la macchina in officina e difficilmente ci resta più di un giorno. Con cinque meccanici a tempo pieno riusciamo a garantire un servizio d’eccellenza… e poi c’è da dire che i trattori Antonio Carraro non si rompono spesso. Oltre ad aggiornarci costantemente dal punto di vista tecnico, curiamo l’offerta dei nostri servizi, per esempio in fase di vendita sappiamo consigliare le migliori soluzioni di acquisto, offrendo diverse soluzioni di pagamento, anche con finanziamenti e leasing a lungo termine.
Inoltre, curiamo anche le pratiche per bandi idonei, direttamente o attraverso la collaborazione con studi qualificati del territorio. Cerchiamo di essere innovativi anche nel nostro rapporto quotidiano con la tecnologica: in questo senso, per esempio, ci siamo dotati di un magazzino digitalizzato, che rende molto più rapida e ordinata la gestione della ricambistica.
Gabriela Tirino











