Antonio Di Pietro rappresenta la seconda generazione della Di Pietro Viticoltura, un’azienda che ha saputo trasformarsi cogliendo (e creando) le opportunità in un mercato in continua evoluzione. A fare la differenza? La capacità di instaurare un rapporto di partnership con i clienti e con i fornitori
La vostra azienda, nata come rivendita “classica”, è oggi fortemente specializzata sull’offerta di prodotti e servizi per la gestione del vigneto. Come siete arrivati a un posizionamento così specifico?
Seguendo le esigenze del mercato.
Cosa significa questo nel concreto?
Da vent’anni a questa parte il nostro territorio ha vissuto un cambiamento profondo. L’agricoltura promiscua che vedeva convivere la coltivazione di tabacco, ortaggi, zootecnia, ha lasciato il passo a un’agricoltura sempre più specializzata e focalizzata sul comparto vitivinicolo.
La provincia di Avellino è stata una delle prime del Sud Italia ad ospitare tre DOCG.
Esatto: oltre al Taurasi DOCG, sono stati riconosciuti il Fiano di Avellino DOCG e il Greco di Tufo DOCG. Questo ha dato una forte spinta agli investimenti, non solo in ambito agricolo. In pochi anni in un territorio piccolo come il nostro, che conta 7.000 ettari vitati, sono sorte circa 230 cantine.
Con quali ripercussioni sulla vostra organizzazione?
Abbiamo cercato di interpretare il cambiamento, abbandonando ciò che stava diventando obsoleto e cercando di capire quali fossero le nuove esigenze. Complici anche i miei studi, prima alla scuola enologica di Avellino, poi all’Università presso la facoltà di Enologia, abbiamo modulato la nostra offerta su un comparto da cui oggi deriva il 95% del nostro fatturato.
Una specializzazione così marcata non comporta dei rischi?
Nel nostro caso, il rischio era legato al fatto che un territorio circoscritto come il nostro, per quanto di assoluta eccellenza, rendesse difficile la crescita. Per questo, nel 2018, abbiamo deciso di allargare il raggio d’azione all’areale di Benevento, caratterizzato da ampie superfici coltivate a Falanghina, e di aprire una nuova sede a Paupisi. La zona è vicina ma ci ha dato accesso a una realtà commerciale differente, stimolando lo sviluppo di nuove competenze.
Come è organizzato il lavoro sulle due sedi?
Venticano è il nostro quartier generale, dotato di un ampio spazio espositivo: da qui gestiamo tutta la logistica e la contabilità. La sede di Paupisi è presidiata da un responsabile, coadiuvato quando serve dal personale operativo ad Avellino, sotto la regia mia e di mia moglie Antonella, anche lei attiva in azienda.
Prima parlava di nuove competenze: in che direzione sta andando oggi l’azienda?
Ci stiamo specializzando nell’offerta di prodotti per l’impianto del vigneto: pali, fili, accessori. Abbiamo lanciato una linea nostra, con il marchio Isofil, che produciamo direttamente e promuoviamo nelle fiere di settore, le ultime in ordine di tempo sono quelle di Lanciano e Bastia Umbra. Questo assetto ci ha consentito di investire nell’introduzione di nuove risorse, soprattutto in ambito commerciale.
È difficile trovare personale formato?
Oggi tutte le figure, soprattutto quelle più specializzate, sono difficili da reperire. La scelta che abbiamo fatto è di non “rubare” ad altri personale già formato, ma di coltivare le nuove risorse in base alle nostre esigenze. È sicuramente una strada più lunga e problematica, ma riteniamo che i risultati siano migliori a livello sia di fidelizzazione del personale sia di competenze acquisite.
Cosa cercano, oggi, le aziende attive in un comparto ad alto tasso di marginalità come quello vitivinicolo?
La principale esigenza delle aziende professionali è quella dei servizi, intesi come puntualità delle consegne, qualità dell’offerta, disponibilità del fornitore a sostenerlo e affiancarlo nella crescita. E poi, importantissima, la capacità di offrire consulenza nella scelta delle tecnologie più adatte alle loro esigenze.
I vostri clienti sono interessati alla tecnologia 4.0?
L’interesse c’è ma, attualmente, gli acquisti sono spinti più dai contributi, che non da una genuina voglia di innovare i processi.
In questo quadro l’informazione offerta dal rivenditore è cruciale. Voi come gestite questa attività?
In azienda, ciascuna risorsa è specializzata nel suo ambito d’azione: io mio occupo della viticoltura e mio padre, Giovanni Di Pietro, segue la meccanizzazione in generale. Affiancati dai costruttori organizziamo incontri informativi su temi specifici e prove in campo.
Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di Settembre – Ottobre 2021 de il Giornale del Rivenditore Agricolo











