Nessuna attività è esente da rischi ma gli eventi degli ultimi anni hanno portato le aziende a sviluppare una nuova consapevolezza verso i pericoli cui fare fronte. Una base da cui partire per consolidare una maggiore resilienza
L’11sima edizione dell’Allianz Risk Barometer scatta un’istantanea delle maggiori preoccupazioni per le imprese sia a livello globale sia nazionale. Cyber, Interruzione dell’attività e Catastrofi naturali sono i primi tre rischi percepiti nel business a livello globale nel 2022. Sono venti i settori indagati nello studio, tra cui un focus specifico per il comparto Agricoltura che condivide i timori generali, pur con priorità lievemente differenti.
Il nemico numero uno: il cambiamento climatico
Per il 65% delle aziende intervistate il cambiamento climatico è al primo posto tra i rischi che il settore agricolo si trova ad affrontare. Si tratta di una consapevolezza che gli operatori di settore hanno maturato da tempo, ma che è in ascesa anche negli altri comparti. Gli anni recenti hanno, purtroppo, dimostrato che la frequenza e la gravità degli eventi meteorologici stanno aumentando a causa del riscaldamento globale. Per il 2021, le perdite da catastrofi naturali assicurate a livello globale hanno superato di gran lunga i 100 miliardi di dollari, il quarto anno più alto mai registrato.
Necessario costruire sicurezza
Conoscere i rischi è un’opportunità per costruire resilienza. Le imprese devono saper reagire a situazioni gravi che si presentano dopo fenomeni estremi come uragani o inondazioni. Eventi precedentemente rarissimi potrebbero verificarsi più frequentemente in futuro e anche in zone che erano considerate “sicure” in passato: è indispensabile farsi trovare pronti.
I problemi della catena di fornitura
Un’attenzione particolare è rivolta dal comparto agricolo alle criticità legate alle catene di fornitura. Eventi recenti come la pandemia e il blocco del Canale di Suez hanno evidenziato la fragilità delle supply chain. Nel post-lockdown dello scorso anno, infatti, le impennate della domanda si sono sovrapposte all’interruzione della produzione e della logistica, poiché le epidemie di Covid-19 in Asia hanno portato alla chiusura le fabbriche e hanno causato livelli record di congestione nei porti per le spedizioni dei container. I ritardi legati alla pandemia hanno aggravato altri problemi della supply chain, come la carenza globale di semiconduttori dopo la chiusura degli impianti a Taiwan, in Giappone e in Texas a causa di eventi meteorologici e incendi. Fattori che hanno comportato gravi disagi negli approvvigionamenti con conseguenze e rincari che si fanno sentire ancora oggi e che hanno influenzato l’attività quotidiana delle aziende. Per superare questa crisi sarà necessario un intervento sistemico in cui ogni comparto condivida il proprio patrimonio di competenze.











