Che la robotica sia un trend nel settore agricolo è ormai confermato dai dati delle associazioni di settore, dagli studi sul tema e dagli investimenti che stanno facendo produttori e rivenditori di macchine agricole. La tendenza è sicuramente in crescita e avrà come vantaggi minori costi e ridotto impatto ambientale, ma l’impiego effettivo è ancora limitato e mancano normative precise sulla sicurezza. Facciamo il punto con alcuni protagonisti del comparto.
La conferma dalle associazioni
Per la nostra inchiesta siamo partiti dai dati di FederUnacoma, dai quali emerge il trend di crescita delle tecnologie robotiche in agricoltura, come è stato confermato anche nel corso dell’ultima edizione di Agrilevante, dove è stata inaugurata la sezione REAL, dedicata alla robotica e all’elettronica avanzata e nella quale si sono confrontate le principali case costruttrici di sistemi automatizzati. L’utilizzo dei robot e dei dispositivi elettronici in agricoltura è destinato a crescere in modo esponenziale, giacché questi permettono di ottimizzare l’impiego dei fattori produttivi, riducendo in misura significativa i costi, il consumo delle risorse ma anche l’impatto ambientale delle lavorazioni, con particolare riferimento alla viticoltura.
Un trend in crescita
FederUnacoma sottolinea come mezzi meccanici autonomi come droni e robot assolvano in campo agricolo funzioni sempre più complesse: questa è la nuova frontiera dell’agricoltura secondo l’associazione, che ha evidenziato come l’industria del settore lavora a stretto contatto con le Università e i centri di ricerca per sviluppare, e poi mettere in produzione, mezzi meccanici di nuova generazione destinati a sostituire quelli tradizionali. La robotica per l’agricoltura è più sofisticata rispetto a quella sviluppata per gli impianti industriali, perché opera in un ambiente che non è protetto e prevedibile come una fabbrica, ma che cambia continuamente in relazione alle condizioni meteorologiche, al vento, all’umidità, alle variabili legate alle stagioni e alla luce nelle diverse ore del giorno, oltre che al modo in cui si presentano piante, foglie e frutti nelle varie fasi vegetative. I robot agricoli debbono dunque avere una sensibilità estrema, in tutto simile a quella di un esperto agricoltore. Mariateresa Maschio, Presidente di FederUnacoma, ha evidenziato alcuni punti sull’argomento: “I robot agricoli sono tecnologie molto avanzate ma non più “futuribili”, ha dichiarato Maschio. Fanno parte del presente dell’agricoltura e ormai sul mercato ci sono decine di modelli di UAV (Unmanned Aerial Vehicle, quelli che chiamiamo comunemente droni) e UGV (Unmanned ground vehicle, i rover terresti) destinati ai più svariati impieghi. Oggi abbiamo grandi robot destinati ad affiancare le trattrici tradizionali per le lavorazioni in campo aperto così come piccoli droni o rover per operazioni di estrema precisione, e applicazioni ancora più particolari che sono oggetto di ricerca presso gli atenei universitari e i centri specializzati presenti in tutto il mondo, Italia inclusa”, ha aggiunto Maschio.
I vantaggi della robotizzazione
La Presidente di FedrUnacoma, ha poi aggiunto un commento sui vantaggi della robotica e su come cambierà l’agricoltura: “Le macchine autonome e l’evoluzione degli algoritmi di intelligenza artificiale consentono di sopperire in maniera efficiente alla carenza di manodopera, con mezzi che possono effettuare ad esempio operazioni di raccolta, diserbo selettivo o potatura. Oltre a questo, la robotica e l’intelligenza artificiale spingono al limite il concetto di agricoltura di precisione, consentendo di lavorare a livello di singola pianta, foglia o frutto per eliminare patogeni o nutrire le colture nella maniera appropriata – ha dichiarato Maschio. Proprio per i numerosi vantaggi che offrono in termini di efficienza e puntualità d’intervento, queste tecnologie sono destinate a svilupparsi in modo imponente”. Sul cambiamento dell’agricoltura in seguito all’utilizzo dei robot, Maschio ha così commentato: “Il cambiamento parte, prima di tutto, da una nuova mentalità dell’imprenditore agricolo e dal nuovo paradigma operativo della sua azienda. L’agricoltore non è un soggetto isolato che pensa esclusivamente ai propri campi, ai costi e ai ricavi, ma un operatore che si inserisce in un sistema di filiera sempre più complesso. La filiera agroalimentare si fonda oggi su dati ed informazioni, ed è fondamentale che l’azienda agricola diventi anche un generatore e fruitore di informazioni. La robotica e le tecnologie di intelligenza artificiale rappresentano proprio, insieme con le macchine agricole equipaggiate con tecnologie elettroniche avanzate, l’anello di congiunzione con tutti i soggetti della filiera”, ha aggiunto la Presidente di FederUnacoma.
Lavorazioni più precise e costi sotto controllo
Abbiamo sentito sul tema anche Roberto Rinaldin, Presidente di Climmar e già presidente Federacma, che ha così commentato la situazione attuale dell’utilizzo dei robot in agricoltura: “Sebbene l’attenzione sia degli operatori, sia mediatica, su robot e droni in agricoltura, sia molto elevata vista la novità e le possibili innovazioni di applicazione, il loro reale utilizzo in Italia è ancora oggi molto limitato. Ciò è dovuto anche all’offerta dei prodotti pronti, sia dal punto di vista tecnico che commerciale, tuttora molto ristretta. Qualche robot è operativo in orticoltura, qualche altro in viticoltura, molto più diffusi negli allevamenti di bovini come i robot di mungitura”, ha dichiarato Rinaldin. “Con l’utilizzo dei robot l’agricoltore o l’allevatore può ottenere un doppio vantaggio. Da un lato, la precisione delle lavorazioni che solo un sistema robotico può garantire; dall’altro il controllo dei costi grazie al risparmio della manodopera”. Abbiamo poi chiesto a Rinaldin quale impatto avranno i robot in tema di sostenibilità: “I sistemi robotici sono noti per conservare e limitare i consumi energetici, sono calibrati per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, gestiscono la richiesta di potenza in modo più efficiente possibile. Molti sistemi sono progettati fin dall’inizio in elettrico limitando, dunque, le emissioni di anidride carbonica. Potranno integrarsi, peraltro, con la produzione sul posto di energia elettrica attraverso impianti fotovoltaici, ad esempio, rendendo le attività agricole passive con ulteriore risparmio per i produttori”.
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di novembre-dicembre 2023 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











