La prima regola per il (quasi) sicuro successo nel commercio di macchine e attrezzature agricole è “non fermarsi mai”. Ne è convinto Roberto Caserio, titolare insieme ai genitori Paolo e Milva e alla sorella Elisa di Agricola Canavesana a Romano Canavese (Torino). In più di quarant’anni l’azienda fondata dai coniugi Caserio è cambiata più volte nella forma e nelle dimensioni. Tutto ha avuto inizio in un garage, lo stesso dove ancora oggi Roberto parcheggia ogni sera la sua automobile: Paolo e Milva, allora appena ventenni, avviano una prima piccola attività di riparazione di mezzi agricoli. “Mio papà ha iniziato a collaborare come officina autorizzata Fiatagri (poi New Holland) per poi nel 1985 ricevere un primo mandato di vendita nelle zone di Ivrea e della bassa Valle d’Aosta. Nel 1991 siamo diventati concessionari diretti del brand in Italia”, racconta Roberto.
Negli anni siete poi cresciuti
Con l’evoluzione da Fiatagri a New Holland, la nostra area di competenza è stata ampliata, arrivando oggi a comprendere l’alto torinese e l’intera Valle d’Aosta. Poi con la fusione nel gruppo CNH è arrivato il brand di trattori Steyr.
In oltre quarant’anni di cambiamenti nel mercato ne avrete visti
Sì. Inizialmente ci rivolgevamo all’area circoscritta del Canavese: una zona ristretta fatta di tante aziende piccole. Ora sono numericamente meno e tutte leggermente più grandi.
Cosa ha comportato questa evoluzione?
La necessità di ampliare il territorio per aumentare il giro d’affari sul fronte della vendita di macchine, ma anche dei ricambi e più riparazioni. Oggi ci rivolgiamo a un’area geografica che comprende oltre alla provincia di Torino, anche la Valle D’Aosta. Con il marchio Styer copriamo le province di Biella, Novara, Vercelli, Pavia, Novara. Oltre alla sede storica di Romano Canavese, abbiamo una filiale a Quart in provincia di Aosta che nel 2026 sarà oggetto di un ampliamento. Nel 2025 abbiamo aperto a Mortara vicino Pavia.
Perché proprio nel pavese?
Per il riso. Abbiamo la montagna, la stalla, le coltivazioni di masi e cereali. Per avere una diversificazione importante ci mancava il riso. Dopo vari ragionamenti, cartina alla mano, abbiamo individuato questa zona e quattro anni fa abbiamo acquistato un capannone. Tra permessi e lavori abbiamo completato tutto lo scorso anno.
Dal 2018 Maschio Gaspardo è il vostro fornitore unico per le attrezzature: non è un approccio molto comune
Lo standard è avere un gruppo o marchio di riferimento per i trattori, ma più brand per le attrezzature. Ci sono però più vantaggi che svantaggi nel seguire un solo marchio, a patto che, come Maschio Gaspardo, possa garantirti una full line completa. Il primo e più importante beneficio è la specializzazione, oggi fondamentale nella vendita, oltre che nell’assistenza.
E grazie a questa stretta collaborazione, avete aperto proprio nella sede di Mortara il primo Full Line Store Maschio Gaspardo d’Italia. Com’è andata?
In Maschio Gaspardo si stavano guardando intorno per aprire uno store come quello che hanno in Spagna. Noi stavamo ultimando i lavori a Mortara. Da lì sono iniziati i ragionamenti che hanno portato all’apertura a fine 2025. Fin qui siamo molto contenti. Un mese dopo l’inaugurazione abbiamo fatto un porte aperte che è andato benissimo: ci sono stati non solo interesse, ma anche vendite.
Qual è il punto di forza di Mortara?
È una struttura di 3.500 metri con un piazzale espositivo esterno di più di 5mila: qui il cliente può vedere e toccare con mano tutta la gamma. Inoltre, qui sono sempre disponibili pressoché tutti i ricambi.
Il tema ricambi è così cruciale nel settore?
Decisamente sì. Il post vendita passa dai ricambi e senza postvendita un’attività come la nostra non riesce a stare sul mercato. L’assistenza è il metro di misura con cui il cliente ci valuta, la ragione principale per cui sceglie di comprare e soprattutto di ricomprare da noi.
E voi avete ben due magazzini ricambi: non sono pochi.
Abbiamo un magazzino verticale e più o meno 18-20mila referenze sempre a stock sia nella sede di Romano che in quella di Mortara. Nella filiale di Quart abbiamo uno stock ridotto ma sufficiente a soddisfare le esigenze del mercato.
Nel complesso direbbe che la dotazione minima di ricambi sempre disponibili è aumentata negli ultimi anni?
Sì, perché c’è maggiore specializzazione tecnologica a livello di prodotto e anche perché dobbiamo garantire il minore fermo macchina possibile. Il cliente è particolare esigente rispetto a questo punto. si aspetta molto anche in termini di servizio. A breve, ad esempio, partiremo a Mortara con una nuova opportunità: offriremo a ogni cliente un corso dedicato per conoscere meglio la macchina che compra così che chi la utilizza in campo possa sfruttarne a pieno il potenziale.
C’è domanda per soluzioni di precision farming?
Molta e sono sempre di più le persone che ne comprendono i benefici. Questa è una strada rispetto a cui non si può più tornare indietro. È un fatto che le macchine e le attrezzature sono e sempre più saranno tecnologiche e connesse per cui servirà un supporto specifico da parte nostra.
Vendita, assistenza, nuove tecnologie, marketing, finanziamenti: attività che richiedono competenze specifiche. Riuscite a trovare personale per fare tutte queste cose?
È sempre più difficile. Bisogna puntare sui giovani. Noi ci crediamo tantissimo e investiamo molto su questo. Ricerchiamo attivamente persone con passione e le formiamo con il rischio che poi cambino azienda o mestiere. Ci stiamo riuscendo ma con difficoltà.
Nicoletta Ferrini
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Gennaio-Febbraio 2026 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











