La transizione energetica sta coinvolgendo in modo sempre più concreto anche il settore della meccanizzazione agricola. Oltre ai tradizionali motori diesel, nei campi iniziano a vedersi trattori con alimentazioni alternative: biogas/biometano, metano compresso (CNG, Gas Naturale Compresso), elettrico e, in prospettiva, idrogeno e tecnologie ibride.
Questa evoluzione tecnologica non riguarda solo la fase di progettazione e utilizzo delle macchine, ma ha un impatto diretto anche sulle operazioni di manutenzione, sulla formazione del personale tecnico e sull’organizzazione delle reti di assistenza post-vendita. Le implicazioni manutentive per officine e rivenditori includono una maggiore complessità nella diagnostica dei problemi, principalmente per la necessità di monitorare contemporaneamente due sistemi di alimentazione. Inoltre, sempre più richieste saranno competenze specifiche su sensori gas, riduttori di pressione e la gestione elettronica di tutti questi componenti. Particolare attenzione alla qualità del biogas è fondamentale dal momento che impurità come idrogeno solforato o umidità possono danneggiare rapidamente i componenti interni se non adeguatamente trattate. A ciò si aggiunge la necessità di disporre di strumenti e software di diagnosi aggiornati per le calibrazioni dei sistemi dual fuel.
Biogas e biometano: la soluzione oggi più matura
Tra le alimentazioni alternative, biogas e biometano rappresentano attualmente l’opzione più avanzata e concreta per l’impiego agricolo. Il biogas deriva dalla digestione anaerobica di biomasse e reflui zootecnici; una volta purificato fino a ottenere biometano, può essere utilizzato nei motori a combustione interna con prestazioni paragonabili al diesel ma con un impatto ambientale sensibilmente inferiore.
Batteri anaerobici degradano la materia organica in assenza di ossigeno, generando una miscela gassosa composta principalmente da metano (circa 50–70%) e anidride carbonica (CO₂, circa 30–50%), con piccole quantità di altri gas come idrogeno solforato e azoto. Questa composizione lo rende utilizzabile come combustibile, soprattutto dopo un processo di upgrading che rimuove CO₂ e impurità per ottenere biometano di qualità equivalente al metano fossile. Nel corso della digestione anaerobica (DA), la materia organica viene gradualmente trasformata: le sue macromolecole si frammentano in componenti più semplici, dando origine a una miscela di gas e a un digestato liquido, un sottoprodotto dalle proprietà chimico‑fisiche utili per l’impiego in agricoltura.
Una volta purificato in biometano, il gas ha proprietà energetiche tali da essere impiegato nei motori a combustione interna con prestazioni energetiche comparabili a quelle del metano fossile e, in molte applicazioni, simili o equivalenti a quelle dei carburanti tradizionali (ad esempio consumo specifico, accelerazione e potenza). Test condotti in progetti di ricerca su veicoli alimentati a biometano mostrano che non si osservano differenze apprezzabili nelle prestazioni dinamiche (accelerazione, potenza massima) rispetto al metano convenzionale, pur con una significativa riduzione delle emissioni di gas serra quando si considera il ciclo completo “well‑to‑wheel”. In termini di impatto ambientale, l’uso di biometano al posto di carburanti fossili può portare a forti riduzioni delle emissioni di CO₂. Studi e analisi indicano che, se si considera l’intero ciclo di vita del carburante, il biometano può ridurre le emissioni di gas serra anche oltre l’80–90% rispetto al diesel tradizionale, grazie al bilancio “quasi neutro” o addirittura negativo che deriva dalla cattura e uso del metano che altrimenti verrebbe rilasciato in atmosfera dalla decomposizione dei rifiuti organici. Inoltre, processi in cui il biogas/biometano viene prodotto da reflui zootecnici consentono di evitare l’immissione in atmosfera di metano, un gas serra con potenziale di riscaldamento globale molto più elevato della CO₂, offrendo così benefici climatici ulteriori oltre alla combustione più pulita nei motori stessi.
Il vantaggio competitivo per il settore agricolo è evidente: il biometano consente di chiudere il ciclo dell’economia circolare, integrando la produzione energetica con l’attività agricola e zootecnica. In aziende dotate di impianto di biogas, il carburante può essere prodotto e utilizzato direttamente in azienda, riducendo la dipendenza energetica e i costi operativi.
Gli incentivi a sostegno
Di pari passo con l’introduzione di queste innovazioni, sono molti gli incentivi a supporto delle aziende che realizzano impianti di produzione biogas/biometano o acquistano mezzi a minore impatto ambientale. A titolo di esempio, si può citare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che ha previsto la dotazione di circa 1,73 miliardi di euro per sostenere la produzione di biometano attraverso nuovi impianti o la riconversione di impianti di biogas esistenti. In aggiunta alle misure del PNRR e cumulabili con essi, esistono anche incentivi legati alla decarbonizzazione agricola che comprendono incentivi nazionali e si rivolgono alle aziende agricole che realizzano impianti di produzione biogas/biometano o acquistano mezzi a minore impatto ambientale.
Già nel 2022 il report “Biomethane production potentials in the EU” (luglio 2022), riportava che il potenziale di produzione di biometano tramite digestione anaerobica in Europa era stimato in 41,8 miliardi di m³ nel 2030, con un aumento previsto fino a 98 miliardi di m³ entro il 2050. Nel 2030, le principali materie prime impiegate saranno le deiezioni animali (32%), i residui agricoli (24%) e le colture di secondo raccolto (21%). Per il 2050, invece, le colture di secondo raccolto diventeranno prevalenti (47%), seguite dal letame (19%) e dai residui agricoli (17%). Dal punto di vista manutentivo, i motori a biometano offrono anche alcuni benefici come una combustione più pulita e con minore formazione di residui carboniosi; una riduzione di particolato e NOx, che elimina la necessità di sistemi di post-trattamento complessi (DPF, filtro antiparticolato e SCR, riduzione catalitica selettiva); e un potenziale allungamento degli intervalli di manutenzione per olio e componenti interni del motore.
Modelli presenti sul mercato e progetti concreti
Un riferimento ormai consolidato è il New Holland T6.180 Methane Power, primo trattore di media potenza prodotto in serie alimentato esclusivamente a metano/biometano. Equipaggiato con motore FPT Industrial N67 NG da 180 CV, offre prestazioni equivalenti al diesel, con una riduzione significativa delle emissioni e dei costi di esercizio. Questo modello ha dimostrato che la trazione a biometano è già oggi una soluzione industriale affidabile, non un semplice esercizio sperimentale. A livello di potenze superiori, New Holland ha presentato anche il T7.270 Methane Power CNG, pensato per lavorazioni più gravose. L’aumento della capacità di stoccaggio del gas migliora l’autonomia e rende il trattore adatto anche alle operazioni in campo aperto, tradizionalmente più critiche per i mezzi a gas. Accanto alle soluzioni full biometano, emergono anche approcci ibridi innovativi come l’AUGA M1, trattore che combina alimentazione a biometano ed elettrica. In questo caso il motore endotermico a gas lavora in sinergia con motori elettrici e batterie, consentendo di ottimizzare i consumi e aumentare l’autonomia operativa. Un esempio interessante di come il biometano possa dialogare con l’elettrificazione, soprattutto in prospettiva futura. Non mancano infine soluzioni dual fuel, in cui il gas copre gran parte del fabbisogno energetico mentre il gasolio rimane per l’innesco o per garantire flessibilità. Queste soluzioni sono particolarmente interessanti per l’adeguamento di flotte esistenti, ma richiedono una gestione manutentiva più complessa.
Sfide tecniche e manutentive
Nonostante la maturità tecnologica, l’adozione dei trattori a biometano presenta alcune criticità che incidono direttamente sull’assistenza tecnica. In primo luogo, la qualità del biogas grezzo deve essere idonea. Infatti, il biogas non adeguatamente purificato può presentare idrogeno solforato, umidità o altre impurità che causano corrosione e danni a valvole, iniettori e sensori se non correttamente gestita. Un’altra criticità riguarda i sistemi di stoccaggio ad alta pressione; in questo caso le bombole richiedono controlli periodici di sicurezza, procedure dedicate e competenze specifiche in officina. Degna di nota è anche l’assenza di infrastrutture di rifornimento.
Ad oggi la mancanza di una rete diffusa rende strategico il rifornimento aziendale, ma limita la flessibilità operativa per contoterzisti e grandi flotte. Per rivenditori e officine, ciò significa investire in formazione, attrezzature di diagnostica e procedure di sicurezza, ma anche poter offrire un servizio ad alto valore aggiunto in un segmento in crescita.
Le diverse soluzioni di alimentazione presentano criticità specifiche legate sia alla tecnologia sia alle competenze richieste per la manutenzione.
I sistemi diesel soffrono principalmente delle problematiche ambientali e della complessità dei dispositivi di post-trattamento delle emissioni, come DPF e SCR. Le alimentazioni a biogas e biometano introducono criticità legate alla qualità del gas, alla possibile corrosione dei componenti e alla sicurezza delle bombole ad alta pressione. I sistemi dual fuel, combinando gas e diesel, aumentano la complessità diagnostica e richiedono calibrazioni periodiche accurate. I veicoli elettrici presentano criticità concentrate sulla gestione delle batterie ad alta tensione e sugli aspetti di sicurezza elettrica. Infine, le soluzioni a idrogeno, ancora in fase di sviluppo, pongono sfide rilevanti in termini di sicurezza, contaminazione dei sistemi e gestione dello stoccaggio ad alta pressione o criogenico, richiedendo competenze e attrezzature altamente specializzate.
Di Sofia Matilde Luglio
Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di Pisa
Mino Sportelli
National Research Council (CNR), Institute of Information Science and Technologies (ISTI)
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Gennaio-febbraio 2026 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











