ADR è oggi una realtà sempre più globale, strutturata e orientata all’innovazione tecnologica: quali sono i piani per il futuro?
Continuare a lavorare sullo sviluppo del gruppo, prevalentemente all’estero, dove ci sono i più ampi margini di crescita. E, contestualmente, ampliare la nostra gamma di prodotti.
Partiamo proprio da qui. La tecnologia 4.0 è arrivata a interessare anche il sottomacchina?
Senza dubbio. Il nostro centro R&D è impegnato, ormai da tempo, nello sviluppo di soluzioni mirate a rendere assali e sospensioni sempre più smart e in grado di abilitare sistemi di controllo che consentano agli operatori agricoli di avere tutte le informazioni utili per un’ottimale gestione del mezzo.
A cosa si riferisce in particolare?
Ai sistemi di pesatura per verificare in tempo reale le performance di carico, al controllo satellitare per localizzare in modo costante i mezzi, ai sistemi di rilevamento dei chilometraggi per predisporre con cognizione di causa eventuali interventi di manutenzione preventivi e predittivi…
In futuro insomma, il successo di un componente sarà legato anche alla sua capacità di essere connesso e di generare e trasmettere “dati” per un migliore controllo delle macchine?
A questo e anche alla semplicità con cui avverranno connessione e controllo. I nostri sistemi prevedono l’interfacciamento e la trasmissione delle informazioni via telefono cellulare per ridurre al minimo la complessità, evitando il vincolo di lavorare su computer o attraverso programmi dedicati.
Questi sistemi sono già disponibili?
In parte sì, ma il pacchetto completo rientra in una strategia di sviluppo tecnologico, pensato su un orizzonte temporale di tre – cinque anni. Il nostro obiettivo è mettere a disposizione dell’utilizzatore il maggior numero di informazioni possibili. Anche quelle che in questo momento non paiono indispensabili ma che, se ci fossero, sarebbero molto utili.
Si tratta di un salto tecnologico e di un cambio di mentalità non da poco. Il mercato agricolo, secondo lei, è pronto?
Ne sono convinto. E la conferma ci è data dall’interesse e delle richieste che già arrivano dai mercati più avanzati.
In particolare?
Europa e, con esigenze e anche direttive diverse, Nord America prima di tutto. In entrambi i casi è alta l’attenzione verso i sistemi di pesatura, soprattutto da parte dei contoterzisti che, essendo remunerati in base alle tonnellate trasportare, hanno la necessità di conoscere il carico in maniera precisa e immediata.
Quanto conta la capacità di innovazione nello sviluppo di ADR?
Moltissimo. La forza progettuale espressa dal reparto R&S (dove lavorano 8 persone, N.d.r.) e il presidio diretto di tutte le fasi di controllo, collaudo, certificazione e test dei prodotti, grazie al centro prove di Uboldo (gestito da sette risorse), ci permettono di offrire al mercato una grande spinta innovativa che è il nostro principale motore di crescita.
Lei ha seguito direttamente la crescita del Gruppo: un percorso, per certi versi, straordinario.
Merito, soprattutto, della forza della proprietà, la famiglia Radrizzani, che ha sempre creduto in ciò che si faceva ed ha saputo scegliere i collaboratori giusti. Non ha mai mollato. Nemmeno negli anni più duri quando, con l’ingresso di Giancarlo e Flavio, imprenditori di seconda generazione, si è iniziato a guardare oltre ai confini dell’Italia.
Quali furono gli ostacoli principali?
Cinquant’anni fa pensare di andare in Europa era come pensare di andare sulla luna. Qualcosa di inimmaginabile. Lo scenario era completamente diverso. Sul mercato c’erano almeno una trentina di costruttori di assali, tra cui molte grandi aziende, con vaste capacità finanziarie. Noi eravamo gli outsider arrivati a rompere le uova nel paniere. I disturbatori dell’equilibrio consolidato. E senza le spalle coperte da capitali ingenti: tutto è stato creato nel Dopoguerra da Giovanni Radrizzani e Antonia Airoldi.
Un rischio che però ha aperto le porte alla crescita…
Via via il mercato si è perfezionato: chi è stato capace di tenere il passo è rimasto ed ha prosperato, ci sono state acquisizioni, molte aziende hanno chiuso i battenti. Oggi ci sono in Europa non più di cinque player globali e qualche “sarto” del mercato.
Quali sono i vostri obiettivi di crescita per il 2020?
Dopo l’ottimo riscontro registrato all’Agritechnica di Hannover nel 2019 e in considerazione dell’andamento di un mercato che mostra segnali contrastanti, i nostri obiettivi sono di consolidamento. Puntiamo a mantenere i risultati dello scorso anno.
Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di gennaio / febbraio 2020 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











