Se si torna indietro fino al 1957, si scopre che la storia della famiglia Nicolello parte da un’attività diversa rispetto a quella odierna. Il primo nucleo dell’azienda si occupava, infatti, della trebbiatura dei cereali. La svolta, in realtà, è arrivata quasi subito: nel 1959 l’azienda diventa concessionaria di macchine agricole Goldoni per la provincia di Vercelli.
Oggi, a distanza di quasi settant’anni, la guida è passata alla terza e alla quarta generazione. Accanto ai titolari attuali, Enrico e Gianni, lavorano anche Mattia e gli altri esponenti della quarta generazione Nicolello. È proprio Mattia Nicolello a raccontarci la storia e i cambiamenti dell’azienda di famiglia.
Come è nata la Nicolello Francesco Srl e come è cambiata nel corso di questi quasi 70 anni?
Siamo nati come azienda individuale già nel settore agricolo: il mio bisnonno ha iniziato trebbiando i campi di cereali, ovviamente con macchinari molto diversi da quelli a cui siamo abituati oggi. Insieme al figlio, cioè mio nonno, in due anni ha deciso di passare dall’altra parte della barricata e iniziare a vendere proprio quei macchinari che venivano utilizzati nei campi, in particolare dello storico marchio Goldoni. Siamo cresciuti molto, in tutti questi anni, sia in termini di numeri sia come organizzazione interna.
Com’è l’azienda oggi?
Oggi l’azienda è divisa in tre reparti principali: vendita, amministrazione e officina. La parte più strutturata è proprio quella tecnica, con la maggior parte del personale dedicata all’assistenza e ai ricambi. Anche il settore, del resto, è cambiato: è sempre meno legato alla semplice vendita e sempre più orientato, invece, al servizio.
Quali sono i principali cambiamenti degli ultimi anni nel vostro settore?
Negli ultimi anni il cambiamento più evidente è stato quello legato alla digitalizzazione delle macchine agricole. Intorno al 2020 abbiamo visto un vero salto generazionale: se prima la componente tecnologica era solo una parte limitata delle macchine, oggi è imprescindibile e fa praticamente il 100% del lavoro.
Come avete affrontato questo cambio di passo?
Tutto questo ha significato, per noi, un investimento interno in termini di formazione digitale, che oggi è diventata anche un servizio per il cliente. Oggi affianchiamo gli agricoltori, li supportiamo nell’utilizzo delle macchine e li aiutiamo ad aggiornare costantemente le competenze, perché i sistemi stessi vengono aggiornati due o tre volte l’anno.
Se il cliente arriva già preparato, la vostra esperienza e la vostra consulenza hanno ancora un senso?
I clienti sono spesso preparati e sanno già più o meno cosa vogliono, ma questo non significa che la consulenza sia inutile, anzi. Prima di tutto perché la consulenza non è legato solo al prodotto, ma anche al sistema di bandi e contributi per l’azienda 4.0 e per tutti i nuovi strumenti tecnologici. Questo è un aspetto su cui noi siamo particolarmente preparati, perché si tratta di possibilità che incidono direttamente sulle scelte dei clienti e anche sull’economia stessa delle loro imprese. Poi, la consulenza è importante perché noi vendiamo macchinari ad aziende agricole dalle esigenze diverse tra loro, quindi il mezzo può essere personalizzato e attrezzato in qualsiasi modo. Alla fine, più che il trattore, sono le attrezzature a determinare la scelta finale.
Camilla Garavaglia
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Marzo-Aprile 2026 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











