Trent’anni sono un traguardo importante per un’azienda: con che spirito siete arrivati a spegnere tutte queste candeline?
In trent’anni è cambiato tutto nel nostro settore. Noi siamo arrivati fin qui dopo aver vissuto i grandi fasti del comparto, ma anche i momenti meno esaltanti: mi riferisco, ad esempio, agli anni 2008/2010, quelli della crisi insomma. Siamo nati come concessionaria New Holland nel 1991 e poi siamo diventati un punto di riferimento negli anni 2000 per marchi come Landini e Mc Cormick. Abbiamo iniziato perché ci siamo accorti della forte esigenza tra gli agricoltori del territorio di questo tipo di servizio, nessuno vendeva questi marchi qui in zona. Come si suol dire: era il momento giusto.
In trent’anni, diceva, è cambiato tutto. Nello specifico, quali sono le sfide nuove che vi trovate ad affrontare ogni giorno?
Spesso quando si parla di cambiamento in questo settore si dà per scontato che a cambiare siano stati solo i clienti, gli agricoltori. Io penso, invece, che sia cambiato totalmente anche il mercato: c’è un modo nuovo di fare commercio, di fare imprenditoria e di approcciare alle trattative che una volta non c’era. Per fare un esempio, una volta era il cliente a cercare il rivenditore, perché aveva un’esigenza specifica: adesso è il contrario, devi essere tu a proporre il prodotto o il servizio al cliente. I nostri interlocutori sono molto più preparati rispetto a una volta; intendiamoci, secondo me questo è un bene per tutto il settore!
Possiamo dire che gli imprenditori agricoli “non sono più quelli di una volta”?
Questo sicuramente, ma credo sia un fatto positivo. I giovani negli ultimi quattro-cinque anni hanno riscoperto la necessità di tornare alla terra, all’agricoltura, e per farlo stanno studiando sodo. Non che prima i clienti fossero sciocchi o impreparati, tutt’altro, ma è evidente lo sforzo che le nuove generazioni stanno facendo per imparare anche molta teoria e molta tecnica. Oggi si parla di business plan, di programmazione e budget… trent’anni fa tutto questo non c’era, il settore si sta evolvendo e l’interesse dei giovani verso il comparto agricolo cresce sempre di più.
La crescita dell’interesse verso l’agricoltura corrisponde a un aumento dell’interesse anche verso la rivendita di mezzi agricoli?
Questo non ancora, secondo me avverrà nei prossimi anni a traino proprio del rinnovato amore dei giovani per la terra. La carenza di personale resta, non è facile trovare persone che vogliano lavorare nella vendita, nel post vendita, in magazzino o in officina. Il nostro è un lavoro che richiede molto tempo e moltissime energie: il cliente è sempre al centro della nostra filosofia e ciò che ci viene richiesto è essere sempre aggiornati sulle ultime novità, sulle tecnologie emergenti. Questo si traduce in una presenza fissa a fiere e manifestazioni – soprattutto ora che la pandemia sembra diventare un ricordo – e credo che la passione sia fondamentale perché il duro lavoro non diventi un peso. Sono fiducioso, però: man mano che i ragazzi si avvicinano all’agricoltura, vengono anche a contatto con il nostro mondo. Credo che a sempre più ragazzi brilleranno gli occhi per questo lavoro, nel futuro prossimo. Del resto, è inevitabile: la mia generazione, fra poco, dovrà essere in qualche modo rimpiazzata.
Camilla Garavaglia
Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di marzo aprile 2022 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











