Da trentacinque anni punto di riferimento per la compravendita di macchine e attrezzature nel Sud Italia e dal 1994 concessionario John Deere, Gruppo Bruno copre un territorio vasto che spazia dal mare alle colline. Parola d’ordine: organizzazione!
Essere ben strutturati e organizzati è fondamentale nei momenti complessi. In questo senso, come sono andati gli ultimi due anni?
“Da un lato, siamo stati penalizzati perché la pandemia ha impedito prima e ridotto poi i contatti umani che nel nostro settore sono, invece e – aggiungo – per fortuna, ancora molto importanti. Il concessionario è un consigliere, qualcuno a cui potersi rivolgere e che non vuole semplicemente vendergli il prodotto. C’è stato quindi un rallentamento in questo senso, ma di contro abbiamo avuto un’accelerazione delle vendite grazie agli incentivi”.
Bilancio positivo dunque?
“Direi proprio di sì. Nell’ultimo anno il nostro fatturato è aumentato del 40-45%. Le nostre vendite sono cresciute in parte anche grazie all’ampliamento della rete, ma nonostante le difficoltà dovute alla mancanza di materie prime, accessori e così via.”
Un tema che resta critico: come lo avete affrontato e state affrontando?
“Siamo stati coraggiosi facendo da subito ordini importanti di macchine da avere in stock. Nonostante ciò non siamo tranquilli al 100%. Il trattore è infatti sempre più come l’automobile: il portafoglio di allestimenti e personalizzazioni è ampio. Se manca anche un solo accessorio la vendita non si chiude. Con gli ordini preventivati abbiamo tamponato, ma anche noi abbiamo sofferto e soffriamo la mancanza di prodotti”.
È un problema serio anche per l’assistenza.
“Anche di più! La mancanza di reperibilità dei ricambi inizia a compromettere il rapporto con i clienti che non accettano il ritardo nella riparazione come fanno invece quando si tratta della consegna di prodotto nuovo. Soprattutto in piena campagna.”
Quali sono le prospettive in merito? Cosa vi dicono i fornitori?
“I segnali purtroppo non sono positivi e non ci sono certezze rispetto a un ritorno alla normalità”.
E con l’aumento dei costi bisogna anche fare i conti con margini sempre più sottili…
“Molto sottili. Dobbiamo anche tenere conto che questo non è stato un buon anno per l’agricoltura che, per diversi fattori, ha sostenuto un 33% di spese in più rispetto al 2021. Il raccolto dei cereali che si è appena concluso, tipico delle nostre zone, ha visto un calo del 35-40%. Questa situazione ci preoccupa ovviamente per i mesi a venire.”
Quali soluzioni state considerando per recuperare un po’ di margine?
“In questi anni, grazie al marchio John Deere, abbiamo acceso i riflettori su servizi, guida satellitare interconnessione delle macchine e così via. Siamo convinti che questo sia il futuro per aumentare la nostra marginalità, ma anche per ottimizzare l’organizzazione aziendale degli agricoltori e ridurre i loro tempi e costi di gestione”.
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di giugno-luglio 2022 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











