Presente sul mercato da oltre 50 anni, Granata Macchine Agricole si è sempre distinta nel settore della vendita e riparazione di macchinari per l’agricoltura e continua a farlo soprattutto dopo l’importante investimento fatto nella realizzazione della nuova officina, del magazzino ricambi “Agricenter” e del nuovo personale assunto. Il rivenditore vanta da anni una solida collaborazione con importanti costruttori e si impegna a garantire un servizio completo e qualificato, servizio che in realtà si propone come una vera e propria partnership con il cliente. Il dealer è un punto di riferimento per agricoltori, contoterzisti e operatori agricoli con macchine di brand qualificati e una specializzazione nel ricambio e nella componentistica, con più di 150.000 referenze gestite a magazzino.
A proposito dell’investimento e delle novità di Granata Macchine Agricole, abbiamo sentito uno dei titolari dell’azienda lodigiana, Giovanni Granata:
Che tipo di investimento avete fatto per il post-vendita?
“Prende sempre più piede il valore dell’assistenza e della ricambistica e per questo abbiamo investito molto nella realizzazione della nuova officina, per la quale abbiamo assunto anche altro personale, e per la costruzione del nuovo magazzino ricambi “Agricenter”. Abbiamo aggiunto 1.700 mq ai già presenti 2.500 mq, per adeguarci al mercato e crescere. L’assistenza, poi, è il miglior argomento per realizzare la vendita e fidelizzare il cliente”.
Come sta andando il mercato dell’usato?
“Sicuramente è un mercato che è cresciuto: grazie ai fondi che hanno accelerato e incentivato nuovi acquisti, da chi ha comprato il nuovo abbiamo ritirato macchine in buono stato. Quindi, da arma a doppio taglio quale era prima, ora si rivela un mezzo per monetizzare. Rispetto a prima però l’usato deve essere più tutelato, non deve deteriorarsi, quindi cerchiamo di tenere meno macchine possibili in stock e le testiamo attentamente prima della vendita”.
Cosa pensa dello sciopero dei trattori?
“Credo che il settore risenta del disinteressamento riguardo a tutto quel che sta dietro il lavoro dell’agricoltore, bisognerebbe sensibilizzare su questo, per far capire perché si sciopera. Non siamo certo pronti per tutto quello che ci chiede l’Unione Europea”.
Per esempio cosa non si conosce del settore?
“Pensiamo all’allevamento: ci sono tanti controlli che mettono in ginocchio gli agricoltori. Bisognerebbe valorizzare meglio il prodotto dell’agricoltore, far capire che lavoro c’è dietro. Tutte le regole imposta dall’UE sono difficili da realizzare in Italia”.
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di gennaio-febbraio 2024 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











