Cresce del 6% rispetto al 2022 l’export dell’agricoltura in Italia, secondo i dati del Censis: il valore si attesta a oltre 64 miliardi di Euro, e il principale mercato che resta l’Unione Europea, con circa i 2/3 dei prodotti esportati. Dati che si aggiungono a quelli che arrivano dall’intera filiera agroalimentare che, tra grande distribuzione, ristorazione e così via genera un fatturato di 523 miliardi di euro, coinvolge 1 milione e 200mila imprese e dà lavoro a 3 milioni e 600mila occupati. Dopo esser stati rilasciati dal Censis, i dati sono stati ripresi da Marta Bonati, Country Manager della divisione italiana di Ebury, società specializzata in soluzioni, tra le più grandi al mondo, con sedi in 32 paesi.
Un settore resiliente
Un’analisi che offre una panoramica esaustiva sullo stato del settore in Italia, alla luce comunque di un biennio complesso in cui, alle crisi geopolitiche, si sono affiancate anche le emergenze climatiche. Fenomeni che hanno sicuramente impattato sul comparto ma che, in definitiva, non ne hanno intaccato la resilienza. Germania e Francia restano i principali partner commerciali, seguiti dagli Stati Uniti: le tre nazioni, insieme, rappresentano più del 37% dei flussi complessivi dell’export agricolo italiano. Calano, invece, le spedizioni verso Giappone, Canada e Repubblica Ceca. Tuttavia, mentre i derivati dei cereali e l’ortofrutta fresca hanno registrato una crescita delle esportazioni, si è verificato un calo nei cereali, nel latte e i suoi derivati, negli oli di semi, nelle carni fresche e nel vino (dati Ismea).












