In un momento storico dove il lavoro in concessionaria non manca, almeno nelle realtà più organizzate, molti lamentano la carenza rilevante del personale. Per un’attività a forte contenuto tecnico è, infatti, richiesto un apprendistato lungo, che mal si concilia con le emergenti priorità dei giovani, spesso più orientati a ottenere risultati economici in maniera rapida. In qualsiasi organizzazione i collaboratori sono risorse essenziali, ma anche la fonte di molte preoccupazioni per l’azienda, sia nella fase di ricerca sia nel mantenimento del rapporto di lavoro nel tempo.
Per questi motivi la stabilità del team di lavoro dovrebbe essere una priorità per ogni imprenditore. Allo stesso modo, la difficoltà di mantenere un livello soddisfacente di motivazione delle persone, di attrarre giovani volenterosi, di provvedere in tempo al naturale avvicendamento per pensionamento sono temi che diventano sempre più centrali.
I limiti più evidenti nella gestione delle risorse umane nelle aziende si vedono proprio quando arriva il momento di inserire una nuova figura oppure bisogna correre ai ripari per sostituire qualcuno. Restringendo il campo al solo processo di ricerca e selezione, l’esperienza in centinaia di situazioni affrontante nelle piccole e medie imprese indica alcune aree problematiche, che possono essere comunque affrontate con serenità e con un approccio proattivo.
Alta rotazione
Prima di tutto bisogna tenere bene a mente la struttura e l’approccio dei concessionari di macchine agricole, storicamente concentrati sull’efficacia dell’assistenza, sul mantenimento dei rapporti interpersonali con i clienti, ma anche su una gestione non sempre inclusiva del personale. L’atteggiamento un tempo era giustificato dalla facilità con cui si potevano reperire operatori e puntare su alcuni di essi per incentivare la crescita professionale, fidelizzandoli. Oggi non è più così e, semplicemente, si deve accettare il nuovo scenario. Il primo passo diventa quindi cambiare l’approccio nella ricerca dei collaboratori.
Offrire un posto di lavoro in una concessionaria storica e ben radicata non è più elemento sufficiente ad assicurare la disponibilità di molte candidature per una certa posizione. Le persone sono consapevoli del loro valore, a volte sovrappesato, soprattutto per le risorse con maggiori attitudini e capacità riparativa. Per loro cambiare datore di lavoro può significare arricchire il bagaglio di competenze e migliorare il trattamento economico. Questo comporta l’accettazione di un livello più alto di turnover (avvicendamento) e, quindi, un’organizzazione per accelerare i tempi di inserimento.
Buona flessibilità
Una seconda questione tocca la sfera individuale dei collaboratori: negli ultimi due anni si è assistito a una profonda rivisitazione delle priorità personali, aprendo paradigmi inediti. L’equilibrio noto come “work life balance” introduce una spinta verso l’importanza della sfera personale, del tempo libero, della flessibilità negli orari e così via. Per attrarre collaboratrici e collaboratori, che non sono disposti a comprimere molto le loro attese a livello privato, potrebbe essere opportuno un ripensamento dell’organizzazione del lavoro, ipotizzando modalità nuove.
Anche a fronte di un’offerta economica più contenuta, un’occupazione che prevede di ridurre le pause pranzo potendo concludere in anticipo il turno, flessibilità negli orari di ingresso e uscita, possibilità di imparare processi innovativi, sono generalmente vincenti per attrarre un numero maggiore di persone interessate a un iter di selezione.
Gianluca Calvani
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Settembre-Ottobre 2024 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











