È ufficiale: via libera del Ministero delle Imprese al Piano Transizione 5.0 per il rinnovo macchinari agricoli. Le imprese agricole potranno beneficiare del credito minimo d’imposta al 35%, previsto dal Piano Transizione 5.0, semplicemente dismettendo un veicolo o macchinario catalogato come Stage I o precedenti per acquistare uno di categoria Stage V. Lo conferma il Ministero delle Imprese e del Made in Italy che, con il dirigente Raffaele Spallone della Divisione Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l’innovazione e l’analisi dei settori produttivi, ha preso parte al webinar per illustrare la misura alla filiera agricola organizzato da Federacma – Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio.
Interessanti opportunità
Ecosostenibilità e digitalizzazione sono due temi centrali per la crescita di qualsiasi azienda che vuole rimanere competitiva sul mercato, concessionarie incluse. Per quanti vogliono investire in questi ambiti sono disponibili per il 2025 alcune agevolazioni. In particolare sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (www.mimit.gov.it) si può trovare il testo definitivo inerente il “Piano di Transizione 5.0” declinato in diversi interventi normativi e FAQ (Frequently Asked Questions).
Il quadro di riferimento si è evoluto dalla prima uscita in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile 2024, n. 56, per via di alcune incertezze interpretative, che permangono comunque nell’approccio di diversi tecnici e certamente in numerosissime aziende, considerato il modesto successo nel decollo dell’iniziativa nel 2024, almeno rispetto al “Piano nazionale Industria 4.0” (ancora disponibile). Sulla carta, però, le opportunità sono ghiotte, soprattutto per le concessionarie più organizzate, che dispongono di un piano di crescita ben delineato, un mix di clienti sufficientemente diversificato, una concreta visione di ottimizzazione dei consumi energetici, ottenuta migliorando la propria efficienza anche in termini di risultati economici.
La norma non pone limiti di accesso alle facilitazioni fiscali, fruibili qualsiasi sia la forma societaria o la dimensione di azienda: la complessità burocratica e i passaggi richiesti determinano, in ogni caso, una concreta riduzione del bacino potenziale degli aventi diritto.
Doppio obiettivo
Riprendendo proprio la descrizione proposta sul sito web del Mimit: “Il Piano Transizione 5.0, in complementarità con il Piano Transizione 4.0, si inserisce nell’ambito della più ampia strategia finalizzata a sostenere il processo di trasformazione digitale ed energetica delle imprese e mette a disposizione delle stesse, nel biennio 2024-2025, 12,7 miliardi di euro”. Lo scopo dichiarato, dunque, è di intervenire sull’efficientamento energetico delle imprese, riducendone l’impronta ambientale, e al contempo agire in direzione della digitalizzazione, ammodernando di fatto la cultura di impresa del nostro Paese.
La concessionaria può beneficiare di entrambe le ambizioni poste dalla norma. Molte strutture, infatti, soffrono una certa arretratezza sul fronte delle attrezzature, spesso piuttosto energivore. Altrettante hanno un approccio alla gestione solo parzialmente orientata al digitale, prediligendo strumenti molto analogici (in pratica… “carta e penna”).
La prima condizione di accesso all’agevolazione fiscale è quella di dimostrare che gli investimenti in beni materiali e immateriali offrono una riduzione dei consumi energetici dell’intera azienda o del ciclo produttivo interessato dagli interventi realizzati.
Il nodo essenziale che ha rallentato il decollo del “Piano di Transizione 5.0” è proprio legato alla difficoltà di calcolare e dimostrare con precisione, in caso di controlli successivi, la riduzione del consumo energetico. È intervenuta a tal proposito una FAQ del Ministero il 2 novembre 2024 indicando che si deve considerare il consumo normalizzato dell’anno solare precedente dell’intera azienda o del processo produttivo, confrontato con quello dopo l’investimento.
Il problema si pone nella parola “normalizzato”, ovvero un dettaglio nel calcolo dei consumi che può mettere in seria difficoltà il tecnico chiamato a certificare la documentazione che attesta proprio il risparmio energetico ottenuto. I consumi in concessionaria dipendono, infatti, da diversi fattori; per citarne solo qualcuno si può far riferimento agli andamenti delle temperature esterne stagionali, che incidono sulla quantità di combustibile e corrente elettrica impiegata, il tipo di riparazioni realizzate, le competenze dei collaboratori, etc.
Documentazione
Come si può intuire le opportunità sono, più che mai, proporzionali all’articolazione della norma e alla burocrazia da rispettare. Da un punto di vista documentale, la concessionaria che intende valutare l’opportunità della 5.0 dovrà produrre:
- A) (prima di effettuare l’investimento) una certificazione ex ante che indichi i consumi energetici complessivi, specificando i criteri adottati per “armonizzare” i valori rispetto alle variabili della produzione e ambientali. Verrà richiesta la disponibilità dei fondi per poter accedere successivamente all’erogazione presentando una domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy;
- B) (dopo aver effettuato l’investimento) una certificazione che dimostri la riduzione dei consumi a cui seguirà il calcolo del beneficio fiscale, sempre con comunicazione al Ministero.
Le due certificazioni dovranno essere rilasciate da un valutatore indipendente (sono predisposte liste apposite di tipo ministeriale) e riguarderanno rispettivamente l’ammissibilità e il completamento degli investimenti. Come nella 4.0 sarà richiesta una certificazione amministrativa che attesti la concreta realizzazione degli investimenti e la loro rendicontazione proponendo il calcolo finale dei benefici finali attesi secondo le tabelle predisposte dal Ministero.
Allo stesso modo, l’interconnessione con i sistemi aziendali è molto importante e deve essere certificata, sopra una certa soglia di investimento in modo obbligatorio. In ogni caso è consigliabile disporre di una idonea documentazione da esibire in caso di controlli.
Le attività da compiere in sintesi
In dettaglio, le attività in ordine cronologico da compiere dovrebbero essere le seguenti.
- Definire il progetto di investimento
- Ottenere la certificazione ex ante dei consumi energetici
- Effettuare la comunicazione ex ante al Ministero
- Avviare e completare l’investimento
- Interconnettere i beni 4.0
- Ottenere la certificazione ex post sia dei consumi energetici sia della 4.0
- Effettuare la comunicazione ex post al Ministero
- Attendere il decreto di concessione
- Una volta ottenuto il decreto, attendere ulteriori 10 giorni
- Fruire del credito d’imposta in compensazione F24
- Ottenere la certificazione del revisore
In conclusione l’iter e i costi per consulenze collegate e necessarie a un progetto 5.0 devono essere ben calibrati e diventa un’opzione realmente percorribile in caso di investimenti piuttosto consistenti e su attrezzature che possano concretamente garantire una ottimizzazione energetica e produttiva.
Gianluca Calvani
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Gennaio-Febbraio 2025 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











