È vero che il governo ha deciso di stanziare per le zone alluvionate dell’Emilia Romagna ulteriori 225 milioni di euro per affrontare i danni nella regione che comprometteranno l’attività agricola per lungo tempo, ma la situazione attuale è molto grave e il via libera all’incasso dei fondi è ancora in sospeso, come ci hanno raccontato UNCAI, Accademia Nazionale di Agricoltura e, soprattutto, alcuni rivenditori e aziende della zona. In sostanza al momento sono arrivati sostegni da privati o rivenditori che hanno messo a disposizione i loro macchinari per aiutare nella ricostruzione dei canali irrigui e dei terreni delle zone alluvionate. Ma per risolvere una catastrofe ambientale come quella che ha colpito la regione ci vogliono i fondi governativi che ancora ufficialmente non sono arrivati. L’obiettivo è ricostruire oltre 3.000 chilometri di canali e fossi distrutti dall’ondata di fango e dalle frane.
I numeri dei danni
La catastrofe ambientale che ha colpito l’Emilia Romagna è stata determinata dagli oltre 4,5 miliardi di metri cubi d’acqua caduti su una porzione di territorio di 16 mila chilometri quadrati, con 100 comuni coinvolti dai dissesti, 23 fiumi e corsi d’acqua esondati, mentre altri 13 hanno visto superamenti del massimo livello di allarme. Migliaia le frane aperte, 376 le principali verificatesi tra collina e montagna. Questi dati hanno cambiato l’aspetto dei territori della regione, in particolare hanno stravolto gli appezzamenti di terreno e compromesso oltre 3.000 chilometri di canali irrigui. L’area colpita dagli eventi alluvionali ha penalizzato oltre 130 mila imprese, per un valore che si aggira intorno ai 10 miliardi per quanto riguarda l’export e ai 38 miliardi di valore aggiunto, ovvero la differenza tra il valore della produzione e il costo della produzione. I danni maggiori sono stati quelli che ha subìto il settore agricolo che sul territorio devastato vanta 21 mila aziende agricole e allevamenti. Si tratta per l’appunto di una delle aree più agricole di Italia: solo la Romagna produce il 30% della frutta e della verdura del Paese. Nel comparto agricolo sono 12mila le imprese che hanno subito danni per un totale di 1,1 miliardi tra perdite di produzione, i ripristini fondiari, i terreni persi e gli animali coinvolti dall’alluvione. L’acqua e fango, infatti, hanno coperto oltre centomila ettari coltivati lasciando il posto a un pesante strato di limo e sabbia che ha distrutto il raccolto. Nelle colline, invece, le mille frane attive hanno distrutto i terreni agricoli: interi vigneti e uliveti sono stati trascinati a valle. Le prime stime parlano di una perdita di produzione, soprattutto per quanto riguarda i frutteti e i vigneti, che avrà ricadute nei prossimi quattro o cinque anni. Al momento attuale, mancano le linee guida ufficiali su come incassare i fondi stanziati dal Governo e rivenditori e aziende sono in attesa di poter utilizzarli prima possibile.
Gli obiettivi del convegno di UNCAI
Abbiamo voluto sentire i rivenditori e le aziende dell’Emilia Romagna a seguito dell’alluvione che ha compromesso gravemente l’attività agricola locale e di conseguenza le vendite di macchinari e altre attrezzature da parte dei punti vendita. Per farlo siamo partiti dal convegno “L’agricoltura del post alluvione” che UNCAI ha tenuto questa estate per fare il punto sulla situazione. Dopo aver ricostruito lo scenario catastrofico della regione, l’evento ha puntato l’attenzione su come ricostruire l’agricoltura dopo l’alluvione che ha devastato il territorio a maggio e su quali sono le soluzioni tecniche, economiche e istituzionali per ripristinare la fertilità dei suoli, la produttività delle colture e la redditività delle imprese. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Dondi Spa, produttrice di macchine agricole, con il rivenditore Reni Macchine Agricole, e con il patrocinio dell’Accademia Nazionale di Agricoltura” e ha incentrato l’attenzione su come gestire correttamente il post-alluvione ripartendo dall’agricoltura, dal ruolo della meccanica e della scienza.
Ci vogliono interventi mirati
Il convegno ha avuto il merito di mettere in evidenza la complessità e la diversità dei problemi causati dall’alluvione, che richiedono interventi mirati e personalizzati a seconda delle caratteristiche dei terreni, delle colture e delle aziende. Il presidente dell’Uncai, Aproniano Tassinari, ha aperto i lavori sottolineando il messaggio di come “insieme si possano risolvere i problemi, o meglio si affrontano con cognizione”. Ha poi illustrato il rapporto di collaborazione tra i contoterzisti, che hanno i mezzi tecnici per affiancare gli agricoltori nelle difficoltà, e la Dondi Spa, che ha messo a disposizione gratuitamente alcuni suoi scavafossi per ripristinare le canalizzazioni, uno dei quali protagonista, appena prima del convegno, di una dimostrazione in un campo vicino. Infine, Tassinari ha annunciato che le relazioni tecniche e le perizie eseguite durante il convegno sono state inviate al commissario straordinario per l’emergenza alluvione, il Generale Francesco Paolo Figliuolo, insieme a una sintesi con i punti da cui ripartire nella ricostruzione dell’agricoltura romagnola.
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di settembre-ottobre 2023 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











