Un trattore agricolo della categoria T1b si è presentato all’Ufficio Motorizzazione Civile di Forlì-Cesena, sezione di Ravenna. La pratica viene avviata, i controlli vengono eseguiti, l’esito è regolare. Sul certificato viene indicata anche la prossima revisione: maggio 2028.
Undici anni dopo l’introduzione dell’obbligo, è successo: la revisione di un trattore agricolo veloce è stata effettuata in Italia con documentazione ufficiale e secondo le procedure previste.
Il controllo è stato svolto nel rispetto del Decreto Dirigenziale n. 494 del 25 novembre 2025, che ha definito le modalità operative per la revisione dei trattori a ruote con velocità massima superiore a 40 km/h. Il merito è dell’ufficio ravennate, che ha applicato il protocollo previsto, ma anche delle imprese che si sono presentate preparate, con documentazione completa e procedure correttamente seguite. Un modello che, secondo APIMAI Ravenna, può essere replicato.
E, infatti, la prima esperienza non è rimasta isolata: alla revisione effettuata a Ravenna ne sono seguite altre e ulteriori controlli sono attesi nei prossimi mesi.
Il caso romagnolo evidenzia però che il problema è ancora aperto: la situazione nazionale resta disomogenea. In molte province gli operatori segnalano difficoltà nell’accettazione delle prenotazioni, procedure non uniformi e incertezze organizzative. Alcuni Uffici della Motorizzazione non sono ancora pienamente operativi, mentre i centri privati autorizzati devono affrontare dubbi sugli investimenti necessari, sulle attrezzature e sull’organizzazione delle prove.
La proroga a fine 2026
La proroga decisa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che sposta dal 30 giugno al 31 dicembre 2026 la scadenza per i trattori veloci immatricolati tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2019, nasce proprio da queste difficoltà operative. UNCAI, Federacma, Confagricoltura, CIA, Copagri e CAI Agromec avevano segnalato al Ministero le principali criticità: la mancata uniformità territoriale delle procedure, le difficoltà di prenotazione presso alcuni Uffici della Motorizzazione e i tempi ristretti per adeguare strutture, attrezzature e organizzazione dei controlli.
La richiesta comune delle organizzazioni è stata chiara: rendere effettivo un obbligo che non può restare soltanto previsto dalla normativa, ma deve essere concretamente praticabile dalle imprese. Il caso Ravenna dimostra che, dove il sistema è operativo, la revisione può essere effettuata. Il rimando della scadenza è teso a evitare il rischio di un blocco burocratico per migliaia di imprese, ma non modifica il punto centrale: il sistema deve diventare concretamente accessibile su tutto il territorio nazionale.
Anche perché la posta in gioco riguarda soprattutto la sicurezza. La revisione, infatti, non è soltanto un adempimento amministrativo: è uno strumento per verificare lo stato dei mezzi e ridurre i rischi nell’attività agricola. Oggi l’obbligo riguarda i trattori veloci immatricolati negli ultimi anni, quindi macchine generalmente più moderne e dotate di sistemi di sicurezza evoluti. Ma l’avvio dei controlli su questa categoria rappresenta il primo passo per costruire un sistema destinato, in futuro, a coinvolgere anche il parco macchine più datato.
Emanuela Stifano
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Giugno-Luglio 2026 de Il Giornale del Rivenditore Agricolo











